mercoledì 1 settembre 2010

Bruno Rainaldi: l'insostenibile leggerezza del ... metallo

Sulla copertina del suo nuovo catalogo di novità 2010 si legge "BRUNO RAINALDI - designer da marciapiede".

Non tanto per identificare uno specifico campo applicativo della sua arte, quanto per sottolineare, con modestia e se vogliamo ironicamente, il fatto che Bruno Rainaldi deve la sua genialità e il suo successo all'esperienza sul campo ed a grandi intuizioni manageriali, che l'hanno portato ad essere uno dei migliori designer italiani, pur non avendo alle spalle una specifica istruzione accademica a riguardo.

Responsabile di uno dei più noti showroom milanesi di design, Maddalena De Padova, e socio di Enrico Baleri nella società di comunicazione e strategie commerciali per aziende e punti vendita di design contemporaneo: questo il suo background lavorativo.

L'esperienza diretta, la creazione inevitabile di un gusto personale eclettico ma nello stesso tempo essenziale, lo studio e l'applicazione della sua creatività lavorando a diretto contatto con le più grandi aziende artigiane del design e una profonda conoscenza delle regole del mercato e della comunicazione, lo portano a collaborare come direttore artistico e designer con le più grandi aziende italiane del design.

Alivar, MDF, Mussi Italy, Sintesi e ultime ma non ultime Opinion Ciatti e Terzani s.r.l. sono tutt'oggi suoi instancabili sostenitori dedicando ai progetti del designer milanese la maggior parte dei propri cataloghi.

E' il 2002, l'anno della vera consacrazione e due sono i motivi principali: la fondazione di MOCO extra ordinary furniture (oggi distribuita da minottiitalia), una collezione di mobili e complementi firmati da eccellenti giovani designer, oggetti dalle originali forme, essenziali e mai banali, con curiosi nomi accattivanti (cosa che contraddistingue ogni progetto di Bruno Rainaldi e dà ad essi notevole valore aggiunto); l'apertura, in collaborazione con la collega designer Marta Giardini, di Entratalibera, uno spazio polifunzionale di 800 mq in c.so Indipendenza a Milano, galleria, showroom, concept store, spazio di rappresentanza dove le collezioni dei due designer possono confrontarsi con le opere di ospiti illustri nel campo del design e dell'arte contemporanea nazionale ed internazionale e dove si possono osservare ed acquistare prodotti di tutte le aziende con cui i due designer collaborano (Opinion Ciatti, Mussi Italy, ImperfettoLab).

Librerie, tavoli, sedie, divani, poltrone, letti, accessori e illuminazioni: questi i campi di applicazione del designer Bruno Rainaldi.
Il materiale prediletto è il metallo: alluminio, acciaio specchiato soprattutto, lamiere di vari formati e declinate in infinite sfaccettature.
Le caratteristiche predominanti: l'essenzialità del disegno, la libertà d'utilizzo, la versatilità compositiva, ma anche un nuovo gusto del lusso dove progetti tradizionali vengono reinterpretati in chiave contemporanea utilizzando nuovi materiali come il plexiglass o il metallo al posto del vetro o della stoffa.

Ecco alcuni esempi.
Anastasha design Bruno Rainaldi by Terzani - Immagine tratta dal sito www.terzani.com

La serie di lampade ANASTACHA: una leggera ed essenziale struttura in metallo contenente il corpo illuminante, affusolata e tecnica, ma circondata da diffusori in plexiglass nero o trasparente tagliato a laser a formare eleganti e stilizzati disegni floreali, di gran classe.
Magdalena design Bruno Rainaldi by Terzani - Immagine tratta dal sito www.terzani.com

Gusto metropolitano per gli interessanti riflessi rigati e circolari nella collezione di lampade MAGDALENA in metallo disegnato e tagliato con tecnologia Laser 3d, disponibili nella versione placcato stagno, verniciato bianco o con applicazioni manuli di foglia oro o argento.
Orten'zia design Bruno Rainaldi by Terzani - Immagine tratta dal sito www.terzani.com

Un romantico giardino di luce sulle pareti per la collezione di lampade ORTEN'ZIA: serie di palle sferiche in metallo realizzate saldando a mano graziosi petali placcati nichel o oro 24k.
Materiali preziosi e una forte attenzione per le lavorazioni artigianali.

E come si fa a non conoscere l'ormai famosissima libreria PTolomeo?
Ptolomeo design Bruno Rainaldi by Opinion Ciatti - Immagine tratta dal sito www.entratalibera.mi.it

Di tutti i suoi progetti, merita una menzione speciale: la libreria PTOLOMEO, vincitrice del premio Compasso d'oro 2004, nasce come elemento a colonna singolo, per essere declinata oggi in una notevole varietà di composizioni e moduli tanto da dar vita ad una vera e propria "PTolomeo Family".
Le innumerevoli pile disordinate di libri e cd disseminati liberamente e caoticamente per casa, sono state l'ispirazione per questa libreria a colonna in metallo, pensata per la libera installazione, dove la struttura portante e i ripiani in sottilissima e resistente lamiera verniciata o in acciaio inox lucido, scompaiono completamente alla vista in favore dei libri, delle riviste e dei cd stessi, lasciando in chi osserva la medesima sensazione di caotico e liberamente collocato: la struttura c'è ma non si vede.
Allover design Bruno Rainaldi - Immagine tratta dal sito www.entratalibera.mi.it

Inevitabilmente, un'intuizione così geniale ha influenzato gran parte della produzione odierna di Bruno Rainaldi che nelle nuove collezioni 2010 propone nuove interpretazioni e funzionalità partendo dai medesi concetti.
Ci troviamo così ad osservare esterefatti libri e cd fluttuanti se guardiamo la nuova libreria a parete ALLOVER: 4 moduli, 3 mensole a C per libri e cd e un modulo anta per occupare ogni spazio della parete senza sprechi di vuoti e per una libertà assoluta di composizione.

Per gli amanti dell'ordine assoluto, così come per chi ama la casualità di un disordine apparente!
Bad Buddy design Bruno Rainaldi - Immagine tratta dal sito www.entratalibera.mi.it

Libera interpretazione anche per la serie Bad Buddy: un parallelepipedo e un cubo in mdf laccato dislocabili a parete, a colonna, a mobile contenitore unendo i singoli elementi in maniera sfalsata grazie a distanziatori e a basi in acciaio inox lucido. Sovrapposizioni verticali o lineari aggregazioni orizzontali, sospesi a parete o liberamente posizionati in camere da letto e soggiorni: nuove composizioni e nuovo rigore per un effetto di "perfezione imperfetta".

Ma accanto a tutto questo Bruno Rainaldi il "designer da marciapiede" si contraddice e ci stupisce e partendo dall'osservazione degli oggetti di uso quotidiano, quelli più inaspettati, dà vita a nuovi progetti ed inedite collaborazioni artistiche.
TAB.U design Bruno Rainaldi by Opinion Ciatti - Immagine tratta dal sito www.entratalibera.mi.it

E' il caso degli sgabelli TAB.U in alluminio "stropicciato" a mano: come tante lattine schiacciate e lasciate per strada.
Freedom design Bruno Rainaldi with Davide Medri - Immagine tratta dal sito www.entratalibera.mi.it

Oppure il glam design dei progetti artistici Freedom e Piercing realizzati in collaborazione con l'artista Davide Medri: una grossa catena luminosa rivestita in mosaico a specchio, oversize per Freedom; un'applique ancorata al muro come un "piercing" sempre in mosaico a specchio. Oggetti lussuosi e se vogliamo anche un po' kitsch.

Tutto questo è "Bruno Rainaldi - designer da marciapiede": allo stesso tempo semplice e sofisticato, minimale e fastoso.

giovedì 19 agosto 2010

Slevin-Patto Criminale: decori anni '70 ed eclettismo anni '30.

New York.

Città ideale per ambientare uno dei migliori gangster-movie degli ultimi anni.

Diretto nel 2006 da Paul McGuigan, Lucky Number Slevin è un film coinvolgente e surreale, l'incredibile storia di una vendetta a lungo premeditata, ma raccontata in modo ironico ed enigmatico con un susseguirsi di scene fumettistiche, riferimenti tarantiniani, flash back sfumati e situazioni al limite dell'assurdo tanto da coinvolgere lo spettatore fino alla rivelazione finale inaspettata.

Un'incredibile favola noir, per certi versi romantica e giocosa, stilisticamente elegante, con una fortissima attenzione ai dettagli: la destrutturazione narrativa spaziante ed enigmatica, la caratterizzazione dei personaggi politicamente scorretti e ironicamente grotteschi, le ambientazioni oniriche, quasi a voler volutamente rendere la storia adatta ad ogni luogo e ad ogni tempo.

La stessa attenzione ai dettagli la ritroviamo nelle scenografie di François Seguin che sembrano interpretare perfettamente la dualità di generi caratterizzante il film: l'ironia e lo scherzo della commedia insieme alla violenza e la tensione del thriller.

Due, le locations principali: gli appartamenti del protagonista e della "ragazza della porta accanto" all'interno di un classico palazzo newyorkese di inizio secolo adornato dalle immancabili scale antincendio in facciata; gli attici dei due boss malavitosi situati in due grattacieli gemelli dalla caratteristica architettura modello "ziggurat" degli anni'30 con mattoni faccia vista.

Il risultato è il trionfo della decorazione e dell'uso del colore.

L'appartamento dell'"ignaro" protagonista Slevin è dominato dal nero lucido: il corridoio total black illuminato da faretti alogeni a vista su monolitici supporti lignei; il pavimento in legno verniciato; gli stipiti delle porte; la cucina in stile nautico con pomelli in ottone; fino all'incredibile carta da parati della camera da letto caratterizzata da grossi scacchi neri e specchiati, l'alcova del vero single anni'70.

Quello che salta più agli occhi è però l'incredibile accostamento della "toile de jouy" color carta da zucchero del disimpegno con le maioliche portoghesi a grossi ottagoni floreali su fondo nero della cucina adiacente.
Il tutto volutamente stridente con la favolosa carta da parati a fioroni giallo-beige e azzurrino su fondo di foglie verdi della zona soggiorno (un trionfo anni'70) direttamente collegata alla cucina, con il grande divano in pelle nera invecchiata e una quantità di quadri e grosse stampe appoggiate ai muri nell'attesa di essere un giorno appesi.

Le stesse caratteristiche vengono riproposte nell'appartamento della "ragazza della porta accanto" (un'eccezionale Lucy Liu in veste sbarazzina) dove il colore d'entrata è questa volta un accecante rosso vivo.
In questo caso gli accostamenti non sono più stridenti, ma delicati e graduali quasi a delineare al meglio la femminilità della padrona di casa.

Dal rosso acceso dell'entrata e della zona cottura si passa ad un delicato verde acqua-celeste della zona giorno con grandi divani in tessuto azzurro chiaro disseminati di cuscini rossi e marroncini, per passare infine a tutti i toni del marrone nella camera da letto direttamente collegata.
I decori delle tappezzerie sono ancora i grandi fiori anni'70 e i grossi disegni geometrici sinuosi che rendono i due appartamenti surreali e giocosi proprio come la storia che in essi si svolge.

Merita una piccola citazione l'appartamento della ex-fidanzata del protagonista descritto in uno dei suoi flash back: un tripudio di bianco e nero, negli arredi, nell'oggettistica, nei tessuti, nelle tappezzerie: righe orizzontali e verticali accostate a decorazioni geometriche e floreali baroccheggianti al limite della sopportazione visiva ad evidenziare in maniera volutamente esagerata l'atmosfera surreale del racconto.

Totalmente differenti da questa decorazione fantasiosa, si presentano invece i due attici dei cattivissimi boss.
La scena si svolge quasi esclusivamente nello studio: il luogo principe della gestione degli affari, anche quelli "sporchi".

Nei due casi, quello che appare è eleganza e lusso smisurati, ma non ostentati in maniera volgare: il mogano e il marmo bianco e nero per lo studio del "Boss"; l'ottone e il plexiglass per lo studio del "Rabbino" con richiami wrightiani negli arredi e nelle geometrie metalliche.

Curioso è inoltre l'utilizzo di pareti vetrate in entrambi gli studi a definire i diversi ambienti: nel primo caso pareti a grossi scacchi in vetro smerigliato nei colori ambra e arancio ad accordarsi perfettamente al mogano delle pareti intarsiate e dei mobili; nel secondo caso pareti vetrate a decoro geometrico giallo paglierino, blu e mattone quasi a ricordare meravigliose vetrate di una chiesa contemporanea (non a caso il secondo boss è un vero e proprio rabbino).


Due ambientazioni, due stili differenti, due generi cinematografici: gli anni'70 e la commedia; gli anni'30 e il gangster-movie.

martedì 27 luglio 2010

Adottaunprototipo: il valore delle idee

Nell'era dei social network, della partecipazione condivisa e del protagonismo non più di pochi, ma di tutti, il marketing cambia rotta e diventa relazionale.

I consumatori non sono più un gruppo non pensante di utenti da abbindolare e da ipnotizzare e la crisi, come se non bastasse, ha reso il cliente finale sempre più attento ed esigente verso l'oggetto o il servizio da acquistare.

Oggi è il tempo del consumatore ATTIVO, informato, critico e partecipativo: vuole e deve far sentire la sua voce.

Il prodotto non viene più imposto dall'alto, è il cliente stesso che decide cosa è di moda, cosa fa tendenza e cosa è meritevole di essere lanciato sul mercato cercando sempre più spesso un contatto diretto con l'azienda produttrice o con l'ideatore del progetto.

Possiamo chiamarlo consumismo collaborativo ed è l'iter che oggi porta sempre più ad una collaborazione, appunto, tra l'ideatore del progetto, l'azienda produttrice e il consumatore finale dell'oggetto messo sul mercato.

Da questi nuovi mantra del marketing contemporaneo, prendono vita in Italia nuovissime realtà, che pur con finalità differenti, puntano ad un coinvolgimento totale dell'utente finale nella realizzazione di prodotti di design.

Il luogo di incontro: il web... naturalmente!

cubic comodino design con3studio (immagine tratta dal sito www.cropdesign.it)


www.adottaunprototipo.com prende forma a Torino nel 2009, da un'idea di cropdesign, studio di design e incubatore di idee e di prodotti di design realizzati in edizione limitata utilizzando materiali sostenibili ed ecologici. Il sito in questione ha come obiettivo principale mettere in contatto diretto i designers con gli utenti finali, le imprese artigiane e le aziende produttrici.

In vendita non ci sono prodotti seriali o servizi, ma prototipi da adottare.

Tutto è iniziato da una riflessione scaturita dall'esperienza diretta delle designers fondatrici dello studio crop, Elena Belfiore e Giusi Rivoira, e dalla consapevolezza che la prima grande difficoltà per la realizzazione di un prototipo da un progetto di design è quella di reperire fondi per trasformare il progetto da idea sulla carta a oggetto fisico da mostrare ad acquirenti, fotografare o esporre presso fiere di settore.
mobilo design con3studio (immagine tratta dal sito www.cropdesign.it)

Quindi l'obiettivo non è creare una produzione, ma trovare acquirenti disposti a scommettere sul valore delle idee, finanziado la realizzazione fisica del "primo pezzo".

Funziona così: il designer propone il progetto allo staff di adottaunprototipo, se viene accettato, l'idea viene pubblicata sul sito e messa in "adozione"; l'adottante sceglie il progetto che più lo incuriosisce, che lo colpisce emotivamente e che ritiene meritevole di essere realizzato e paga il costo del prototipo; il designer realizza l'oggetto, lo usa per esposizioni, fiere e servizi fotografici e infine lo consegna al legittimo proprietario (l'adottante) accompagnato da un certificato di autenticazione.

Il prototipo in questione, anche se dovesse essere messo in produzione, rimane comunque un pezzo unico, realizzato a mano da esperti artigiani con la garanzia della produzione made in Italy. L'adottante, se è un privato, potrà sempre dire di possedere il numero 0 e di aver contribuito alla scoperta e alla nascita di un nuovo talento del design, se è un' azienda in questo modo può testare il mercato e il designer impiegando un minimo investimento e con rischi d'impresa ridotti al minimo.

Tra gli oggetti in adozione presenti sul sito adottaunprototipo, spiccano per pulizia del disegno e versalità nell'utilizzo, i progetti di con3studio come "cubic comodino", comodino due in uno composto da un cubo in legno con ripiani e un pouff morbido in tessuto che se accostato al comodino ne completa la forma geometrica di base; e i progetti di Officine Multiplo come "snodo" un portabottiglie modulare che funziona sia come portabottiglie singolo per la tavola, sia unito ad altri per formare una comoda cantenetta.

In questo modo l'idea di design viene sostenuta per tutto il suo percorso preindustriale: una vera e propria adozione a distanza con il privilegio di essere infine proprietario di un oggetto unico e irripetibile.

mercoledì 14 luglio 2010

CarbonArt: morbide visioni estetiche

Alla combinazione di alto design, ricerca strutturale e eccellenza nella lavorazione artigianale della fibra di carbonio di Nerocarbonio, di cui abbiamo parlato nel precedente post, si contrappongono però altre realtà, più artigianali, meno industrializzate, il cui valore artistico dei prodotti è indiscusso.

Il marchio CarbonArt, fondato dall'artista Federico Villani, appassionato di chimica e attento conoscitore della lavorazione dei materiali compositi quali il diolene e la fibra di carbonio, usualmente utilizzati nella costruzione di telai per canoe o kayak, è caratterizzato da una linea di orologi da parete artistici scaturiti dalla modellazione in maniera totalmente manuale di pannelli differenti di fibra di carbonio attraverso l'utilizzo di speciali resine indurenti.

Pubblicazione delle immagini gentilmente concessa dall'artista Federico Villani
Un omaggio agli "orologi molli" di Salvador Dalì, la "Time series" di Federico Villani si distingue grazie ad oggetti di grandi e piccole dimensioni dove la fibra di carbonio anche se irrigidita dalle resine si declina in una moltitudine di riccioli e drappeggi, linee sinuose dal forte gusto baroccheggiante, in alcuni casi l'effetto frastagliato-non finito fa quasi pensare che la materia plasmata sia un sacco di yuta dipinto di nero.
Pubblicazione delle immagini gentilmente concessa dall'artista Federico Villani
Interpretata dall'industria del design in forme pure e assolute, nel mondo artistico la fibra di carbonio perde la sua forza strutturale, la sua essenzialità materica, per dare spazio a nuove sensazioni e a nuovi estetismi: il rigido diventa morbido, il chiaro-scuro luminoso e tecnico diventa un' opaca scala di grigi.
Pubblicazione delle immagini gentilmente concessa dall'artista Federico Villani
Il materiale strutturale per eccellenza, simbolo di leggerezza abbinata a forte resistenza, diventa decorazione pura, quasi un morbido tessuto come i marmi scolpiti a drappeggio dai grandi maestri rinascimentali e barocchi.

Gli orologi da parete della linea "Time series" di CarbonArt sono in vendita in esclusiva sul sito http://www.habitatdecor-to.com nella sezione DESIGN&FASHION.

Nerocarbonio lighting design: nuovi sistemi illuminanti per un design tecnologico ed essenziale

Un'elevata resistenza meccanica, bassa densità, forte capacità di isolamento termico e resistenza agli agenti atmosferici oltre a buone capacità ignifughe hanno reso la fibra di carbonio il materiale principe nella costruzione di telai per l'industria automobilistica, navale, aerospaziale e aeronautica.

Da questo background e dalla conoscenza tecnica delle proprietà di questa incredibile materia prima, trasformata in "tessuto" per la prima volta nel 1969 dalla Carr Reinforcements, nasce la sua applicazione nel mondo del design: un mondo sempre in movimento, alla estenuante ricerca di nuove suggestioni creative e nuovi materiali da sperimentare.

Primo fra tutti, il marchio tutto italiano Nerocarbonio lighting design: l'unico, credo in tutto il mondo, ad aver avviato sistematicamente una produzione di lampade e oggetti di design per la casa, utilizzando come prevalente materia prima la fibra di carbonio, unendo l'abilità creativa dei designer ad una conoscenza decennale della lavorazione artigianale del materiale.

Prendono così forma oggetti unici, forme innovative, minimali, leggerissime e pure.

Ball ap design Nerocarbonio for Vetreria Vistosi s.r.l.

Le caratteristiche funzionali del materiale e dell'oggetto stesso, che per definizione deve essere fruito, si combinano egregiamente alla bellezza e alla purezza delle forme per lampade tecniche, ma semplici, eleganti e dalle forme geometriche basiche e rassicuranti: il rettangolo, il quadrato, il cilindro, la semisfera per eleganti effetti "eclisse".

Ball and Dream ap design Nerocarbonio for Vetreria Vistosi s.r.l.

Ideali per ambienti minimali e metropolitani, grazie all'estrema essenzialità delle forme tutti i prodotti del catalogo si collocano perfettamente anche in ambienti country, classici o neo-barocchi, dimostrando versatilità estreme di utilizzo, nonostante siano per composizione strutturale così lontani dalla tradizione.

Zero and Jump pt design Nerocarbonio for Vetreria Vistosi s.r.l.

Dal genio di uno dei soci fondatori della Nerocarbonio, Alberto del Biondi, attento conoscitore delle potenzialità dei nuovi materiali declinate nella creazione di nuovi brand, nascono nel 2009 nuove applicazioni della fibra di carbonio, questa volta maggiormente legate all'arredo e all'interior design.

Si parte da "Plane water" un lavabo leggerissimo e di grandi dimensioni, dal design essenziale e che deve la sua caratteristica principale all'utilizzo di piani inclinati per portare l'acqua allo scarico in maniera inusuale, creando sbalzi e sospensioni spiazzanti;

Twin design Alberto del Biondi (Immagine tratta dal sito http://www.albertodelbiondi.com)

sempre della serie bagno "Twin" wc e bidet sospesi, gemelli nella forma, totalmente nero carbonio e dotati di luci di cortesia all'apertura del coperchio/tavoletta per gli amanti del vero lusso tecnologico anche nel momento più intimo (un pò eccessivo... non vi pare?);
 "Director" design Alberto del Biondi (Immagine tratta dal sito http://www.albertodelbiondi.com)
di tutt'altro respiro e di un eleganza raffinata la sedia regia "Director", leggerissima ma strutturalmente complessa (anche se non lo dimostra affatto!);
 "Canneto" design Alberto del Biondi (Immagine tratta dal sito http://www.albertodelbiondi.com)
e per finire un progetto ancora una volta legato al mondo della luce in e outdoor "Canneto", lampada da terra che unisce la fibra di carbonio alla fibra di vetro su tubi di varie dimensioni innestati su una lunga base rettangolare, permettendo effetti luminosi delicati e sfumati, fortemente smaterializzanti.

Il catalogo prodotti della linea Nerocarbonio lighting design distribuito da Vistosi si può trovare in vendita su www.habitatdecor-to.com.

lunedì 14 giugno 2010

Carlo D'Oria - Ferite - a cura di Marina Gnocchi


In mostra presso la Galleria “MOMUS arte e design” in via Rocciamelone 12/D a Torino, Carlo D’Oria propone una serie di sculture e installazioni sintesi del lavoro svolto in questi ultimi anni. Carta, bronzo, resine, marmo e legno per esprimere con materiali differenti e differenti dimensioni il tema nodale che da sempre caratterizza l’opera dello scultore: l’Uomo, le sue passioni, le sue contraddizioni, solo e in relazione con gli altri, un universo infinito di individui differenti nelle pose e nell’atteggiamento ma uniti da un unico destino comune.  Piccoli esseri persi nella solitudine, nel dolore, nella passione della vita “ in bilico su un bordo pronto a sconfinare nel baratro o in equilibrio perplesso sul punto più alto del mondo, si rivelano nella loro reale consistenza: essi, gravati dal passato della loro storia e dalla loro indifferenza ignave, sono in realtà pesanti, tanto da infossare la materia, scavandola, sotto il peso del loro stesso riflesso, diventando concreti persino nella loro ombra. L’artista coglie il momento più intimo e nascosto di uomini che, infinite repliche di Dorian Gray, scoprono con sorpresa come il ritratto loro e del loro mondo sia stato deformato dalla turpitudine. La loro ombra si fa sangue, o forse il sangue stesso – divenuto coscienza – si concretizza in forma umana. Lo scultore ci rivela per quello che siamo: una molteplicità immensa di creature vive, stanche, gobbe, simili nel loro anonimato e paradossalmente uniche” (Marina Gnocchi, storica dell’arte e curatrice).

Inaugurazione: Mercoledì 23 giugno 2010 dalle ore 18,30

Location: MOMUS arte e design
                Via Rocciamelone 12/D
                10143 Torino (TO)

Tel.  011-0568932
www.momustorino.com

Periodo mostra: dal 23 giugno al 17 settembre 2010

Ingresso LIBERO

Orari:  Lun-Ven   10:00-13:00  14:30-18:30
           Sabato su appuntamento.

Per informazioni: info@momustorino.com

In occasione dell’ evento “We Camp” nei giorni 26-27 giugno 2010 la galleria sarà aperta tutto il giorno con i seguenti orari sabato 26 10:00-23:00; domenica 27 10:00-13:00  15.30-19:30.

Ufficio stampa e Organizzazione:
Associazione culturale MOMUS arte e design

martedì 8 giugno 2010

Toolboxoffice: nuove realtà di coworking a Torino

Nato a San Francisco nel 2005 da un'idea di Brad Newberg, un lavoratore freelance che voleva unire le comodità e la cooperazione tipiche dell'ufficio da posto fisso all'indipendenza, autonomia e flessibilità del lavoro autonomo, il coworking risponde alle esigenze di migliaia di home-worker e ai lavoratori autonomi contemporanei, in continuo movimento con modalità lavorative in veloce trasformazione.
Il coworking offre tutti i confort di un ufficio attrezzato in tutto e per tutto e tutta la libertà del lavoro da libero professionista.

Un posto scrivania in affitto, un ufficio a ore!!! Dirà qualcuno, ma non si presenta solo come condivisione di spazi fisici per il lavoro: il coworking è in linea con il mondo moderno, caratterizzato dalla flessibilità del lavoro e dominato dal concetto di social network, alla maniera di facebook, dove condivisione e community danno un senso nuovo di appartenenza.

Una contemporanea agorà, dove ci si scambiano idee, si creano sinergie, un incubatore d'impresa, una cooperativa contemporanea dove liberi professionisti possono trovare una location lavorativa, senza l'incombenza delle spese di struttura iniziali, e nello stesso tempo, una rete di altri professionisti con i quali confrontarsi e magari avviare collaborazioni proficue.

In Italia il concetto di coworking viene sperimentato naturalmante a Milano con il progetto Cowo dedicato a chi è stanco di lavorare da casa: nato quasi per caso su iniziativa di Massimo Carraro dell'agenzia Monkey Business, oggi Cowo project è un vero e proprio franchising del genere con 34 spazi disseminati in tutta Italia dove la location lavorativa è a disposizione dalle poche ore al giorno a mesi interi con disponibilità di postazioni scrivania 24 ore su 24, 7 giorni su 7 a volte anche con posto letto annesso per lavoratori nomadi al 100%. 

 Il coworking approda a Torino l' 8 aprile 2010 con l'inaugurazione ufficiale del Toolboxoffice:  in un ex edificio industriale degli inizi del '900, 1000mq suddivisi in una serie di scatole conteneti differenti spazi funzionali progettati dalla designer di fama internazionale Caterina Tiazzoldi, docente presso la Columbia University di New York.
La reception comune al centro, collega i due bracci dell'edificio: quello dedicato strettamente alla funzione lavoro composto da una grande sala rettangolare con 44 postazioni lavoro total white, una serie di sale riunioni autonome dove ricevere clienti in completa privacy, una sala stampanti e copiatrici condivise in rete e box insonorizzati per telefonare in completa autonomia e libertà;
il secondo braccio è invece dedicato al relax, all'accoglienza più informale dei clienti con  una sala relax dove prendere caffè e una lounge come sala d'attesa, ambienti rilassanti e coloratissimi. 
Il tutto total white con sprazzi di verde acido, arancio e blu elettrico per un ambiente giovane e dinamico, ma allo stesso tempo accogliente con un attenzione particolare all'ecocompatibilità dei materiali da costruzione utilizzati come il sughero e il caucciù per rivestimenti e parti insonorizzate.
Il coworking a Torino è sì spazio lavoro, ma anche spazio di rappresentanza per unire il singolo alla colettività, il locale alla globalità: un progetto sostenibile, forse anche per rispondere alla crisi economica odierna, e comunque in linea con un nuovo concetto di lavoro (flessibile, autonomo, nomade) ma animato anche dallo spirito di collaborazione e dal bisogno umano di fare comunità.

La condivisione di spazi lavorativi diventa chiave d'accesso per nuove opportunità, relazioni professionali più agevolate, nuove risorse e nuove idee.